Wednesday, November 07, 2007

Simona, miss in carrozzella: la mia città ostile ai disabili - Simona, miss in carrozzella «Milano è ostile a noi disabili ma non voglio sentirmi diversa»

Simona, miss in carrozzella: la mia città ostile ai disabili Simona, miss in carrozzella «Milano è ostile a noi disabili ma non voglio sentirmi diversa» «Mamma vieni!», gridano i bambini. Un tocco lieve alle ruote e Simona arriva in cameretta. Veloce e silenziosa. Una pantera sulla sedia a rotelle. Con gli occhi neri e il sorriso da miss. E non è un modo di dire: Simona ha vinto il terzo posto al concorso internazionale Beauties in motion. Perché «si può essere belle anche in carrozzella». Madre, miss, disabile. Giovane, bella, ottimista, paralizzata dall' ombelico in giù. Ecco Simona Merla, milanese di 33 anni, due figli, un ex marito, un fidanzato, e un incidente che le ha cambiato la vita. «Due anni fa sono caduta da una moto. Non guidavo io». Tre vertebre rotte e una diagnosi crudele: paraplegia. In carrozzella per sempre. Per il resto dei suoi giorni. Simona si muove per casa velocemente. «È stata dura», sorride. I mesi trascorsi all' unità spinale di Niguarda, il dover accettare la paralisi perenne, la preoccupazione per i figli, la rabbia che qualche volta riaffiora. Soprattutto nella lotta quotidiana con «questa città che si è dimenticata dei disabili». Troppe barriere architettoniche, troppa indifferenza. O, peggio, «quello sguardo compassionevole nel volto dei passanti. Che poi girano subito la faccia, come per voler dimenticare». E invece no, Simona vuole andare avanti, vuole vivere, vuole essere autonoma. Nel suo appartamento appena ristrutturato, la giovane mamma ce la fa, gli oggetti sono a portata di mano. Anche l' automobile è stata adattata alle sue esigenze. E il montascale, arrivato una settimana fa e pagato di tasca sua (settemila euro: solo due condomini hanno accettato di partecipare alle spese), le consente di scendere in strada da sola. «Ma guai prendere un tram, cercare di fare la spesa (solo al supermercato ci riesco), andare a trovare un' amica». Milano, la città ostile. Dove per parcheggiare sotto casa ci vogliono mesi di trafila dai vigili («e il pass non mi è ancora arrivato»), dove la farmacia è l' unico negozio con lo scivolo («e quando entro per me è una festa»), dove sui marciapiedi la giungla di macchine impedisce a Simona di passare. Milano lontana mille anni luce da Hannover, dove Simona ha partecipato al concorso di bellezza Beauties in motion riservato ai disabili. «Lì, per la prima volta in due anni, mi sono sentita una persona come tutti gli altri. Normale». Niente compassione, il metrò a portata di tutti, centinaia di giovani nelle strade sulle loro carrozzelle. «Non come qui, dove si vedono solo anziani. Dove sono i ragazzi?». Germania felix. Almeno per i portatori di handicap. «Già l' idea del concorso è meravigliosa», dice Simona. E insinua: «Provate a proporre qui una cosa del genere. Sareste trattati come dei pazzi. In italia io non posso essere nè bella nè seducente. Sono solo una disabile». Storia di Simona, giovane donna paralizzata che ha vinto un titolo da miss, un contratto come modella («ma nessuno mi ha ancora chiamato»), che ha posato per un calendario. E che dal giorno della premiazione, il primo ottobre scorso, vuole raccontare che «disabile è bello». Lo vorrebbe dire anche al sindaco letizia Moratti: «Io sono una donna prima di tutto. Vorrei che questa città e questo Paese avessero più rispetto per noi. E vorrei che ai ragazzi fosse spiegato quello che io, al momento dell' impatto con l' asfalto, non sapevo: che si può rimanere paralizzati dopo una semplice caduta, dopo un tuffo. Io non mi sono schiantata contro un muro, eppure sono qui, immobile sulla mia carrozzella». I bambini - Beatrice e Metteo, di 8 e 6 anni - giocano tranquilli in casa. Simona prepara la cena. Racconta: «Perché dovrei vergognarmi della mia disabilità? Noi tutte e dieci finaliste abbiamo dimostrato che prima di essere disabili siamo donne attraenti, spiritose, seducenti, sexy. Proprio così: si può essere belle anche in carrozzina». Gli occhi di Simona brillano di speranza, la pasta è quasi pronta. La scola. Il braccio destro è tutto graffiato: «Che fatica caricare la carrozzella nel portabagagli». Ma lei ce la fa. Da sola. «E volete sapere una cosa? Da quando sono così il mio carattere è migliorato. Sono più positiva e allegra». La più bella vittoria di una miss. Sacchi Annachiara Questo articolo è stato tratto da il Corriere della Sera del 3 novembre 2007 buona lettura!

1 comment:

Lucyluna said...

ciao simona sono Max ti ricordi??? in classe inseme ad Achille e Luigi. scrivimi a max.boni@gmail.com
ciao a presto