Thursday, June 15, 2006

Il teologo valdese Ferrario commenta l'invito del papa a riconoscere "il primato di Pietro"

Roma (NEV) - Nell'udienza generale di mercoledì scorso 7 giugno, Benedetto XVI ha auspicato che il primato di Pietro "possa essere
anche sempre più nel suo vero significato riconosciuto dai fratelli ancora non in piena comunione con noi". Il valdese Fulvio Ferrario, docente alla Facoltà valdese di teologia, in un comunicato stampa diffuso lo stesso giorno ha commentato così le dichiarazioni del papa:
"Le affermazioni di Benedetto XVI non costituiscono una novità: di conseguenza neanche la replica evangelica potrà essere molto originale. Certo, la ricerca biblica recente su Pietro è in buona parte orientata a riconoscere che egli abbia avuto un ruolo particolare nel gruppo dei discepoli, prima e dopo la Pasqua. Ma questo riguarda, appunto, Pietro, non Benedetto XVI. L'idea di una
'successione petrina', comunque intesa, è completamente estranea al Nuovo Testamento. Per quanto riguarda il riconoscimento del papato da parte delle chiese evangeliche - prosegue Ferrario - il meno che si possa dire è che esso non è all'ordine del giorno. Gli evangelici ritengono che il 'custode della comunione con Cristo' sia lo Spirito Santo. Il papato rischia di essere un elemento di divisione, più che di unità e il dialogo ecumenico non può non tenerne conto".


Il dogma cattolico del primato papale risale al primo Concilio Vaticano del 1870. Joseph Ratzinger, dopo la sua elezione a papa nel 2005, aveva dichiarato che la promozione dell'unità dei cristiani sarebbe stata unadelle priorità del suo papato.

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