Wednesday, June 07, 2006

"Gli incidenti capitano solo agli altri. Non si vedrà mai una sedia a rotelle in casa mia"
Amici leggendo la storia di joni mi sono ritrovato in molte situazioni ed ho riscontrato molte similitudini anche io la pensavo proprio cosi' e invece.............
ma chi e' joni?

1967: Joni Earekson Tada rimane paralizzata all'età di 17 anni a causa di un tuffo. Trova la forza ed il coraggio di vivere come tetraplegica grazie ad una vera e significativa fede Cristiana.
1979: Fonda Joni and Friends ministries www.joniandfriends.org per offrire speranza alle persone sofferenti. Attraverso i suoi dipinti, i suoi libri ed i suoi discorsi pubblici diventa una fonte di ispirazione per molte persone in tutto il mondo.
Nel 1979, World Wide Pictures produce il film della sua storia.

Per anni ho pensato: "Gli incidenti capitano solo agli altri. Non si vedrà mai una sedia a rotelle in casa mia". Non che volessi essere "snob", stavo
semplicemente vivendo quella realtà. La mia, era quel genere di famiglia sempre
pronta a fare una partita a tennis o a prepararsi per una gita in campagna. In
effetti, io e le mie tre sorelle più grandi, non ci eravamo mai slogate nemmeno
una caviglia. Tutto ciò cambio in un caldo pomeriggio di luglio del 1967, quando
mia sorella Kathy ed io andammo alla spiaggia di Chesapeake Bay a fare una
nuotata. L’acqua era scura e densa e non mi curai di controllarne la profondità
prima di salire su una zattera ancorata al largo. Appoggiai i piedi sul bordo,
respirai profondamente e mi tuffai. La mia testa urtò contro qualcosa di duro ed
indietreggio con uno strattone. Provai una strana scossa alla nuca. Sott’acqua,
intontita, mi sentii galleggiare trascinata dalla corrente, incapace di risalire
in superficie. I miei polmoni sembravano scoppiare, ma quando fui sul punto di
aprire istintivamente la bocca per respirare, sentii le braccia di mia sorella
attorno a me, che mi sollevarono verso l’alto. "Kathy – farfugliai vedendo il
mio braccio senza vita sulle spalle – ho perduto la sensibilità". Un bagnante si
precipitò in acqua per portarci la sua zattera. Qualcun altro chiamo
un’ambulanza. Un’ora dopo, nella sala del Pronto Soccorso dell’ospedale, le
infermiere tagliarono il mio costume da bagno e mi tolsero anche la collana e
gli anelli. Mi girava la testa e cominciai a perdere coscienza, quando sentii il
ronzio di un trapano vicino al mio capo. L’incidente causato dal tuffo mi fece
precipitare in un mondo strano e spaventoso di odori, antisettici, tubi e
macchine. Per mesi stetti sdraiata su una struttura chiamata "Stryker’, fatta
come un lungo sandwich di tela, sulla quale rimanevo a faccia in su per alcune
ore e, poi venivo rigirata per evitare che si formassero delle piaghe, che
vennero comunque. Persi cosi tanto peso, durante quei primi mesi, che le ossa
cominciarono a spuntare fuori dalla pelle. Di conseguenza fui operata di nuovo e
passai altri mesi sullo "Stryker". Sprofondai in una profonda depressione. "Come
hai potuto lasciare che tutto questo succedesse a me, Dio’?
– chiesi – Ero già
cristiana prima dell’incidente e se questa è la risposta alla mia richiesta di
camminare più vicino a te, non mi fiderò più di pregare!"
Ero ignara del fatto
che i miei amici pregavano per me 24 ore su 24. Lentamente, mentre passavano le
settimane, cominciai a sentire un cambiamento. Poco alla volta la mia rabbia
diminuì. La depressione cominciava a svanire. Senza che me ne rendessi conto,
Dio stava abbattendo ogni mia resistenza attraverso la potenza e l’insistenza
della preghiera.
Notai il cambiamento durante la terapia di rieducazione. Alcune
settimane prima avevo rifiutato ostinatamente di imparare a scrivere tenendo una
matita fra i denti. Ma quello avvenne prima che incontrassi Tom, un giovane
tetraplegico dipendente da un ventilatore d’ossigeno, il quale era molto più
paralizzato di me. Egli aveva un atteggiamento allegro ed ottimista
mentre, con
buona volontà, permetteva alla terapista di inserire la penna nella sua bocca.
Mi vergognai delle mie lamentele. Tramite le preghiere dei miei amici e
l’esempio di Tom, Dio mi stava mostrando una verità: "Or sappiamo che tutte le
cose cooperano al bene di quelli che amano Dio " (Romani 8:28)
Forse, nel bene
che Dio intendeva per me, non era compresa la guarigione fisica ma il Suo bene
mi avrebbe insegnato ad avere un atteggiamento più flessibile, apprezzamento per
le piccole cose, una più profonda gratitudine per le amicizie ed un carattere
che avrebbe dimostrato pazienza, tolleranza e gioia che non dipendono dalle
circostanze.
Oggi, nonostante i molti anni trascorsi da quel lontano 1967,
ripeterei le stesse parole.
Non è stato facile, ma la potenza e la forza di
Dio continuano a risplendere. D'altronde, Egli sa perfettamente come mi sento.
Anche Lui ha sofferto.
Siccome Gesù poté trasformare la Sua croce in un simbolo
di speranza e libertà, posso io fare di meno? La mia sedia a rotelle è la
prigione che Dio ha adoperato per liberare il mio spirito.

Dio puo' trasformare e guarire la tua disabilita' fisica o spirituale, da una condizione di sofferenza ad una sorgente di vita nuova, perche' ti ama. se desideri iniziare una pagina nuova della tua vita, siamo a tua disposizione per aiutarti.

Davide

www.jafitalia.org

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